ulivo

L'albero che illumina la notte, crea nutrimento e cura le ferite

Continuiamo la nostra passeggiata nell'Area Archeologica, ancora chiusa ai visitatori.
Lasciamo alle nostre spalle il tempio con le sue margherite e ci dirigiamo verso le terme.
A destra e a sinistra ci sono campi pieni di piante e fiori, tra i quali crescono, ordinati e silenziosi, numerosi alberi dalle foglie strette ed allungate; la luce del sole si riflette sui loro rami, colorandoli di argento.

Gli ulivi sono considerati alberi sacri fin da tempi lontanissimi, soprattutto per i loro numerosi usi e impieghi; essi hanno da sempre avuto molta importanza nelle civiltà antiche e ancora oggi è possibile trovarne alcuni di cento anni e più. Da sempre sono simbolo di pace e della capacità dell'uomo di coltivare la terra lavorandone i frutti per ottenere prodotti da utilizzare in vari modi.

Oggi l'ulivo è conosciuto soprattutto per i suoi frutti: le olive, infatti, oltre ad essere un ottimo cibo, permettono di ricavare l'olio, l'alimento con cui oggi condiamo e cuciniamo moltissimi dei nostri piatti. Sicuramente, Greci, Romani ed Etruschi cucinavano e mangiavano le olive in vari modi; ce lo raccontano numerosi ritrovamenti archeologici, scene dipinte su vasi o affreschi, ma anche gli scrittori antichi.

Tra i tanti, Catone, un autore romano di II secolo a.C., ci spiega la ricetta, semplice e saporita, dell' Epityrum:

"Di olive bianche o nere. Leva i noccioli dalle olive ed accomodale così: tagliale a pezzetti ed aggiungici olio, aceto, coriandolo, cumino, finocchio, ruta e menta. Riponile in un orciolo e coprile bene con olio. Usale così."

Greci e Romani conoscevano benissimo come produrre l'olio, ma, a differenza nostra, raramente lo utilizzavano come condimento: preferivano destinarlo a ben altri usi.

In passato, infatti, l'olio era un ingrediente fondamentale per balsami e unguenti che servivano per la cura del corpo e per aumentare la salute e la bellezza della pelle.
Gli atleti si ungevano prima delle gare, le donne si spalmavano balsami e unguenti su tutto il corpo per rendere più bella e luminosa la pelle. Gli unguenti a base di olio erano anche utilizzati per cospargere il corpo dei defunti, assumendo così un ruolo sacro nei riti funebri. Non mancano poi le testimonianze storiche che ci raccontano di come l'olio venisse utilizzato anche per curare le ferite.

Tuttavia, gli antichi utilizzavano l'olio in un modo che oggi noi abbiamo dimenticato. Quale? Illuminavano le loro case!
L'olio, infatti, è un combustibile, ovvero è un materiale capace di incendiarsi. Gli Etruschi e i Romani, anche quelli che vivevano a Fiesole, lo sapevano bene! Per questo numerose lucerne sono arrivate fino a noi. Queste non sono altro che contenitori particolari: venivano riempite di olio, vi si immergeva una cordicella (lo stoppino delle nostre candele) e si accendeva. Lo stoppino in questo modo bruciava e piano piano consumava l'olio all'interno. Finchè c'era olio, la stanza rimaneva illuminata.

Ma da dove arriva il primo ulivo? Chi ha capito l'importanza e i mille usi dei suoi piccoli frutti?
Non lo sappiamo con certezza, ma un mito antichissimo racconta che era stata una divinità, la Dea Atena, a regalare agli uomini il primo olivo.
La leggenda, infatti, narra di una contesa tra due divinità: Poseidone, dio del mare, ed Atena, dea della saggezza, si contendevano il dominio su Atene, una piccola città appena sorta.
Per decidere quale divinità dovesse diventare la protettrice della nuova città, fu indetta una gara: Poseidone ed Atena avrebbero dovuto offrire ciascuno un dono. Chi avesse presentato il dono più utile,  avrebbe vinto.
Il dio del mare battè il suo tridente e fece uscire dalle onde del mare un cavallo, animale utilissimo per la guerra e per gli spostamenti; Atena, invece, piantando in terra la sua lancia, fece nascere un ulivo. Fu scelto l'ulivo perché albero fertile e ricco di frutti utili agli uomini, che si può coltivare in tempo di pace.
Da quel momento, Atena fu la dea protettrice della città di Atene e l'ulivo divenne l'albero a lei dedicato e simbolo di pace. Rametti di ulivo, infatti, erano portati sugli altari dei templi da coloro che pregavano gli dei per ricevere protezione ed anche nelle processioni durante le feste dedicate ad Atena. Anche nel Museo Archeologico di Fiesole si conserva memoria di questo mito: in una piccola coppa (Kylix per i Greci) verniciata di nero, si vede al centro una civetta tra due rametti di ulivo. La civetta, animale capace di vedere al buio, era simbolo di saggezza ed era associata ad Atena (che i Romani chiamavano Minerva); l'ulivo, invece, era la pianta sacra a Minerva, donata agli uomini proprio dalla dea, simbolo di pace e importantissimo ingrediente per illuminare la notte.
Non sappiamo a chi appartenesse questa coppa, ma sicuramente il suo proprietario, facendo disegnare i simboli della dea, voleva in un certo senso fare un regalo a Minerva e mostrarle quanto le fosse devoto. In questo modo, una semplice coppa diventava anche un augurio di pace e saggezza.


E adesso... VIETATO NON GIOCARE!

Che ne dite di un ramoscello di ulivo tutto da mangiare?
Un'idea per trasformare i BISCOTTI DI PASTAFROLLA in piccoli auguri di pace e saggezza!

QUI LE ISTRUZIONI

 Per le dosi, ognuno può scegliere quelle della pastafrolla che preferisce (su internet se ne trovano per tutti i gusti!), noi abbiamo usato le seguenti:

- circa 250g di farina

- circa 150g di zucchero

- circa 200g di burro

- cacao amaro quanto basta

SUGGERIMENTO:

Distanziate bene le foglie tra loro, altrimenti in cottura si uniranno!

 

Allegati: ricetta-rametto-ulivo.pdf