menta

Per famiglie e per tutti

Leggi il racconto qui sotto per scoprire la menta tra mito e archeologia e scarica l'allegato con le istruzioni per l'attività da fare a casa

La menta: un profumo dai mille usi

Anche gli antichi Greci e Romani conoscevano bene il profumo della menta e si affidavano al mito per spiegare perchè questa piccola pianta fosse così odorosa.
Secondo una leggenda di cui abbiamo varie versioni, infatti, la pianta sarebbe nata da una trasformazione speciale.
Ade, il dio dell'Aldilà, si innamorò della bellissima fanciulla Menta, una ninfa che viveva nei fiumi ed era figlia del fiume infernale Cocito. Secondo una versione del mito, Persefone, moglie di Ade, scoprì l'amore tra i due; accecata dalla gelosia e aiutata dalla madre Demetra, punì la fanciulla trasformandola in un'erba bassa e senza frutti. Tuttavia, Ade era ancora innamorato della ragazza e donò a quella nuova pianta un profumo intenso, così che tutti, sentendolo, ricordassero la bellezza della ninfa Menta.

Le cose non saranno andate davvero così, ma quel che è certo è che il profumo tipico della menta la rende fin dall'antichità una delle piante aromatiche più utilizzate.
Oltre che per riti magici e per rituali funebri, i Romani usavano la menta anche per scopi curativi; sappiamo da Plinio che era un ottimo analgesico e, quindi, un rimedio per alleviare il dolore. Anche Seneca ci ricorda le capacità tranquillizzanti della pianta: sconsigliava ai soldati di mangiare la menta prima della battaglia per evitare di calmare gli animi e indebolire le forze.

Nell'antica Roma la menta era anche un portafortuna: gli sposi, infatti, intrecciavano gli steli della pianta per farne una corona, la corona Veneris (corona di Venere), considerata un augurio per un felice matrimonio.

Tantissimi erano (e sono ancora oggi) i modi per utilizzare la menta, ma uno dei più frequenti era sicuramente il suo uso alimentare. I Romani, infatti, amavano condire i propri piatti con erbe aromatiche e spezie, ottenendo così delle pietanze molto saporite.
Numerosissime sono le ricette che hanno tra gli ingredienti anche le foglie di menta; si tratta per lo più di salse usate per condire e insaporire carni e pesce.
Un esempio? Marco Gavio Apicio, scrittore a cavallo tra I secolo a.C. e I secolo d.C., nel suo libro di ricette De Re Coquinaria, ne riporta alcune:

  • Ius in dentice asso - Salsa per dentice arrosto
    Pepe, ligustico, coriandolo, menta, ruta secca, mele cotogne cotte, miele, vino, garum (una salsa a base di acciughe), olio. Scalderai, legherai con amido.
  • Ius in pisce aurata assa - Salsa per orata arrosto
    Pepe, coriandolo, menta secca, seme di sedano, cipolla, uva passa, miele, aceto, vino, garum e olio.

È grazie anche a ricette come queste che riusciamo a spiegare la strana forma di alcuni piatti speciali, alcuni dei quali sono conservati anche nel Museo Archeologico di Fiesole.

Qui, alcune vetrine del primo piano mostrano una serie di piatti e contenitori riccamente decorati con pesci e altri elementi di mare, come le conchiglie. Questi reperti provengono dal Sud Italia, da quelle regioni sulla costa chiamate Magna Grecia, probabilmente dalla Campania.
Sicuramente, la decorazione suggerisce già da sola che il loro uso era collegato al consumo di cibo di mare, ma... come si spiega quella vaschetta al centro?

Era lì che, probabilmente, venivano servite le salse di cui parla Apicio e che avevano tra gli ingredienti anche la menta!

E adesso tocca a te:

Scarica l'allegato per preparare un condimento davvero speciale: il sale alla menta!


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