Osiride svelato

Nuovi dati e riflessioni sui culti egizi della Fiesole romana

Il Museo Civico Archeologico di Fiesole ospita, nella Sala I, un’eccezionale coppia di sculture romane in marmo bianco, rappresentanti la dea Iside (Inv. 21) e il dio Osiride (Inv. 20). Se l’immagine di Iside (Fig. 1) appare oggi molto meglio conservata – mancando solo della testa e dell’avambraccio sinistro – la statua di Osiride (Fig. 2) si mostra invece assai più lacunosa: della figura originaria si conserva infatti la sola base, con i due piedi del dio rigidamente uniti fra loro. L’identità delle due figure è tuttavia assicurata, in entrambi i casi, dalle iscrizioni votive apposte sulla fronte delle rispettive basi, che indicano il torso femminile come Iside di Taposiris e la coppia di piedi come pertinenti a Osiride (suo sposo-fratello, secondo la mitologia egizia). Entrambe le iscrizioni recano anche il nome del dedicante: Caio Gargennio Massimo, veterano dell’esercito romano, il quale aveva dedicato entrambe le statue alla coppia di divinità egiziane a nome del fratello, Marco Gargennio Macrino (anch’esso veterano). Dalla grafia delle lettere e dallo studio della prosopografia dei due legionari, gli archeologi hanno potuto collocare le due sculture fra la tarda età antonina e la prima età severiana (e cioè fra il tardo II e gli inizi del III secolo d.C.).

Statua di Iside
Figura 1 - Statua di Iside
 Base della statua di Osiride
Figura 2 - Base della statua di Osiride

La storia del ritrovamento delle due statue votive affonda le radici nel periodo di grandi scavi urbani di Fiesole, finalizzati alla sua trasformazione da abitato rurale cinto da mura a vera e propria città borghese. Sappiamo infatti che nel 1883 Gian Francesco Gamurrini (all’epoca già nominato Commissario Regio ai Musei e agli Scavi d’Etruria) fu convocato a Fiesole per esaminare alcuni ruderi emersi durante sterri per la piantumazione di un vigneto. La scoperta era stata effettuata in un terreno situato alle pendici del colle di San Francesco, fra il seminario vescovile e l’antica chiesa di Sant’Alessandro (Fig. 3). Tra i miseri avanzi dell’edificio e i pochi frustoli di sculture superstiti, l’archeologo riconobbe immediatamente la grande importanza di queste due statue dalle basi inscritte, che gli permisero di identificare l’edificio come un iseo (ossia un santuario pagano dedicato alla dea Iside).

Veduta di Piazza Mino
Figura 3 - Veduta di Piazza Mino

Già all’epoca di Gamurrini lIside fiesolana appariva caratterizzata da una non comune iconografia – che la rappresenta seduta con atteggiamento mesto, secondo uno schema tipico dell’arte funeraria di epoca classica – e contraddistinta inoltre dall’epiclesi “Taposiri” (Fig. 4). Questo toponimo – caso unico nell’epigrafia dell’Italia romana – rimanda, senza alcun dubbio, al sito dell’antica Taposiris Magna (oggi Abusir, presso il Lago Maryut, a circa 45 km da Alessandria): questo territorio era rinomato già in epoca tolemaica per la presenza di un grande tempio dedicato a Iside, ritenuto il luogo della sepoltura di Osiride (da cui, secondo Plutarco, sarebbe poi derivato il nome Taposiris, ossia “Tomba di Osiride”). La menzione di Taposiris avrebbe ben giustificato dunque, nell’opinione di Gamurrini, l’immagine fiesolana di Iside, dolente presso la sepoltura dell’amato Osiride.

Abusir (Egitto), piloni del Tempio di Iside
Figura 4 - Abusir (Egitto), piloni del Tempio di Iside
Dettaglio della base di Osiride con i resti della coda di un serpente
Figura 5 - Dettaglio della base di Osiride con i resti della coda di un serpente

Se grande attenzione e importanza fu dunque riconosciuta fin da subito alla statua fiesolana dell’Iside di Taposiris, l’immagine di Osiride, come detto, non riscosse inizialmente lo stesso successo (anche e soprattutto a causa del suo pessimo stato di conservazione). Tuttavia, un piccolo ma significativo dettaglio  – rimasto incredibilmente inosservato! – consente oggi di scrivere un nuovo capitolo sulla storia di questa sfortunata scultura. A lato del piede destro di Osiride, infatti, si conserva l’avanzo di un singolare elemento dalla sezione circolare e terminante in una punta: la conformazione non lascia dubbio sul fatto che debba trattarsi della coda di un serpente (Fig. 5), il cui corpo doveva probabilmente avvolgersi attorno a quello del dio. Un eccezionale confronto per questa iconografia può essere istituito con il cd. “Osiride Chronokrator” (e cioè, “Governatore del Tempo”) oggi parte delle collezioni del Museo Nazionale Romano (Fig. 6). Recuperata a Roma in uno scavo settecentesco, questa statua presenta Osiride stante, con i piedi uniti e le mani portate simmetricamente contro al petto. Il dio indossa una lunga mantellina, detta calasiris, e porta il tipico copricapo egizio (nemes) e l’ampio collare regale (usekh). Nelle mani la statua doveva mostrare in origine anche gli attributi tipici di divinità e faraoni egizi, e cioè lo scettro regale (heqa) e il flagello (nekhek), forse realizzati in metallo dorato. A completare l’iconografia di Osiride si trova infine un grande serpente, che avvolge nelle sue spire l’intera figura, fermando la sua testa sul petto del dio. Questa particolare immagine di Osiride appare alquanto rara, trovando un sicuro confronto in pochi esemplari scultorei (come quelli conservati nei musei di Torino e Aquileia) e in altri tipi di manufatti (fra cui una tela funeraria e una piccola gemma incisa). Il dettaglio del serpente – che già gli Egizi del Nuovo Regno avevano associato al concetto del Tempo – accomuna questa particolare immagine di Osiride a quella di altre divinità misteriche, di origine orientale, fra le quali spicca il demone Aion-Kronos: si tratta probabilmente di una personificazione del Tempo, immaginato come una figura antropomorfa, ma dotata di ali e testa di leone, che come Osiride mostra spesso i simboli del suo potere ben stretti nelle mani. Anche il corpo di Aion-Kronos, inoltre, è avvolto da un lungo serpente, che lo stringe nelle sue spire (Fig. 7). La diffusione – e la grande fortuna – di questi culti nell’Impero Romano fra II e III secolo d.C. lascia pensare a un possibile fenomeno di sincretismo religioso, che potrebbe aver portato alla parziale sovrapposizione delle immagini delle due divinità.

Statua di “Osiride Chronokrator”, Museo di Palazzo Altemps, Roma.
Figura 6 - Statua di “Osiride Chronokrator”, Museo di Palazzo Altemps, Roma.
Statua di Aion-Kronos leontocefalo da Ostia antica
Figura 7 - Statua di Aion-Kronos leontocefalo da Ostia antica

Oltre all’avanzo della coda di serpente, il riesame della statua di Osiride ha consentito di mettere in luce anche alcuni ulteriori dettagli di natura tecnica, che sono meritevoli di riflessione. In una visione dall’alto, infatti, si può innanzitutto osservare come il corpo di Osiride sia stato scolpito non a tuttotondo (come nel caso di Iside), ma con un taglio piatto e obliquo sul retro, lavorato in modo sommario con la subbia (Fig. 8): tale soluzione lascia immaginare il suo posizionamento contro un muro o entro una nicchia, con una visione privilegiata di tre quarti da sinistra. Oltre a ciò, la base di Osiride appare alquanto piatta e perpendicolare rispetto al suo attuale piano di appoggio, il che facilita oggi la lettura del suo testo; al contrario, la base di Iside presenta un andamento lievemente aggettante e curvilineo (Fig. 9), che ne rende più difficile la lettura (soprattutto nell’esposizione attuale, dove questa statua è collocata allo stesso livello di quella di Osiride).

Figura 9 - Confronto fra e basi di Osiride e Iside

Questa rilevazione – unita ad alcune leggere “sproporzioni” nelle diverse parti del corpo della figura di Iside – lascia quindi immaginare che le due statue fossero state pensate fin dall’inizio per essere esposte su differenti piani all’interno del perduto santuario fiesolano. La stragrande maggioranza degli isei oggi noti non consente purtroppo di formulare confronti che possano essere giudicati validi per spiegare il funzionamento di quello fiesolano. Tuttavia, un’idea della possibile conformazione degli spazi del tempio situato sul colle di San Francesco può forse essere immaginata sulla scorta della documentazione relativa a un sacello isiaco, scoperto a Roma sul finire dell’Ottocento, in prossimità della chiesa di San Martino ai Monti: dai disegni in nostro possesso possiamo infatti osservare una piccola struttura con copertura a spiovente, dentro alla quale, ai lati di una nicchia centrale (dedicata alla statua di culto di Iside-Fortuna), furono documentate alcune serie di ripiani per l’esposizione di sculture di più piccole dimensioni (Fig. 10). Anche l’iseo di Fiesole potrebbe dunque esser stato caratterizzato in antico da nicchie e ripiani non dissimili, interni all’edificio di culto e pensati per esporre questo genere di preziosi votivi agli occhi degli antichi frequentatori del santuario.

Disegno del sacello isiaco scoperto a Roma nei pressi di San Martino ai Monti
Figura 10 - Disegno del sacello isiaco scoperto a Roma nei pressi di San Martino ai Monti

Francesco Tanganelli


Immagini:

Figura 1: Statua di Iside. Fiesole, Museo Civico Archeologico (foto Autore)

Figura 2: Base della statua di Osiride. Fiesole, Museo Civico Archeologico (foto Autore)

Figura 3: Veduta di Piazza Mino con sullo sfondo il seminario e, sopra, la chiesa di Sant’Alessandro (foto Autore)

Figura 4: Abusir (Egitto), piloni del Tempio di Iside (da Wikimedia Commons | Roland Unger | CC BY-SA 3.0)

Figura 5: Dettaglio della base di Osiride con i resti della coda di un serpente (foto Autore)

Figura 6: Statua di “Osiride Chronokrator”. Roma, Museo di Palazzo Altemps (da Wikimedia Commons | Mumbler Jamie | CC BY-SA 2.0). 

Figura 7: Statuetta di Aion-Kronos leontocefalo da Ostia antica (da Wikimedia Commons | Karmacher | CC0 1.0) 

Figura 8: Veduta del retro della base di Osiride (foto Autore)

Figura 9: Confronto fra e basi di Osiride e Iside (foto Autore)

Figura 10: Disegno del sacello isiaco scoperto a Roma nei pressi di San Martino ai Monti (da Visconti 1885

 

Bibliografia:

Y. Abdou, Taposiris-Magna (Abusir-Mariout): Through Lenses of the Historical Records, Excavation Mission and Restoration Works, in IWNW 3, 2024, 1-28.

G. F. Gamurrini, Fiesole, in Nsc 1883, 75-76.

F. Tanganelli, Un Osiride Chronokrator nel Museo Civico Archeologico di Fiesole, in Eidola 22, 2025, 73-87.

C. L. Visconti, Del larario e del mitreo scoperti nell’Esquilino presso la chiesa di S. Martino ai Monti, in BCom 13, 1885, 27-38.