Mensole_altare-Battistero_Firenze

Le quattro mensole in marmo scolpito del Museo Bandini

Quando si dice “Museo Bandini” si pensa a dipinti su tavola, fondi oro e terrecotte invetriate. Pochi, invece, sanno che vi si possono ammirare anche alcuni pregiatissimi rilievi marmorei: tutto ciò che ci rimane dell’altare trecentesco del Battistero fiorentino.

L’opera fu smembrata nel 1732 per far posto ad un nuovo altare di gusto barocco, realizzato da Girolamo Ticciati e oggi esposto nel Museo dell’Opera del Duomo. Otto mensole dell’altare trecentesco entrarono presto a far parte della collezione di Anton Francesco Gori, studioso e amante di antiquitates, oltreché sacerdote del Battistero. Di quelle mensole, oggi, ne conosciamo solo quattro, che Angelo Maria Bandini acquistò dal Gori e, più tardi, sistemò nel “Museo sacro”, da lui allestito nell’Oratorio di Sant’Ansano, annesso alla sua Villa a Fiesole. Per inserire le mensole nell’altare dell’Oratorio, il canonico non esitò a modificarle, tagliandone due e riassemblando le parti fino a trasformarle in pilastrini.

Fig.1 – Mensola dell’altare del Battistero di Firenze – Il profeta EliaQuesto atteggiamento, poco rispettoso dell’integrità dell’opera d’arte, non deve meravigliarci troppo, perché era molto diffuso nel XVIII secolo: la sensibilità filologica era ancora di là da venire. Ciò che  mosse il Bandini nell’allestimento di tutto il suo “Museo sacro” fu principalmente la volontà di ricollocare le opere in un contesto sacro, restituendole alla loro funzione originaria.

L’altare del Battistero fu commissionato dall’Arte di Calimala, patrona di San Giovanni, che affidò il coordinamento dei lavori al pittore Lippo di Benivieni, stabilendo che l’opera dovesse essere completata entro il 1315.

Le quattro mensole, giunte fino a noi grazie ad Angelo Maria Bandini, pur restituendoci un’immagine parziale dell’altare, sono comunque un’importantissima testimonianza storico-artistica.

Nella prima (fig. 1) è raffigurato un anziano seduto, con una lunga barba, identificato con il profeta Elia dall’iscrizione sul cartiglio.

Nella seconda (fig. 2) si vedono due putti con mantello e un ramo carico di frutti. Fig. 2 – Mensola dell’altare del Battistero di Firenze – Due putti con frutti

Le altre due mensole, drasticamente ridotte dal Bandini, raffigurano un Santo Papa (identificabile con San Gregorio o con San Pietro) (fig. 3) e altri due putti con mantello un ramo carico di fiori (fig. 4).

Fig. 3 – Mensola dell’altare del Battistero di Firenze – Un Santo PapaFig.4 – Mensola dell’altare del Battistero di Firenze – Due putti con fiori

Gli studi più approfonditi su questi bassorilievi sono stati condotti da Enrica Neri Lusanna, la quale, evidenziando la derivazione dei putti dal repertorio iconografico della scultura classica, ha avanzato l’ipotesi che lo scultore abbia tratto ispirazione da un sarcofago romano raffigurante il ciclo delle stagioni, adattando il contenuto iconografico pagano al messaggio cristiano di speranza di vita eterna.

Fig. 5 – Mensola dell’altare del Battistero di Firenze – Il profeta Elia e un leone

Anche dal punto di vista stilistico, questi bassorilievi evidenziano una conoscenza profonda dell’arte antica, nel forte plasticismo e nel senso di naturalezza, che caratterizzano tutte le figure (fig. 5).
Tuttavia le soluzioni ispirate all’arte classica sono mirabilmente fuse con il rigoglio e la varietas delle forme di gusto ancora gotico, ben evidenti negli elementi vegetali e nelle splendide figure di animali inserite nei pennacchi laterali delle mensole (fig.6).

Fig. 6 – Mensola dell’altare del Battistero di Firenze – Un capretto

Enrica Neri Lusanna ha formulato la convincente ipotesi che l’anonimo autore delle mensole sia stato un discepolo di Nicola Pisano, sottolineando non solo le molte derivazioni dal linguaggio figurativo del maestro, ma anche i molti riflessi dell’arte dei condiscepoli, Giovanni Pisano ed Arnolfo di Cambio. Le tante suggestioni sono però rielaborate in uno stile personale, connotandolo come uno dei protagonisti dell’arte scultorea fiorentina dell’inizio del ’300.  

Le mensole del Museo Bandini sono, dunque, una preziosa testimonianza del forte interesse per l’antico che a Firenze trovò terreno fertile già all’inizio del XIV secolo, preannunciando l’Umanesimo. Ed è probabile che proprio il loro sapore antico le abbia salvate dalla dispersione e dalla distruzione. Avendo toccato la sensibilità e l’interesse di raffinati eruditi quali Anton Francesco Gori, prima, e Angelo Maria Bandini, poi, le mensole sono, infatti, arrivate fino a noi.

 

Silvia Borsotti

 


 Bibliografia

E. Neri Lusanna, scheda, in Il Museo Bandini, a cura di M. Scudieri, Firenze 1993, pp. 157-160.

E. Neri Lusanna, L’antico arredo presbiteriale e il fonte del Battistero. Vestigia e ipotesi, in Il Battistero di San Giovanni a Firenze, I, a cura di A. Paolucci e C. R. Chiarlo, Modena 1994, p. 199.

E. Neri Lusanna, scheda, in Arnolfo. Alle origini del Rinascimento fiorentino, a cura di E. Neri Lusanna, Firenze 2005, p. 400.

E. Neri Lusanna, Riscoprire le stagioni: suggestioni dell’antico nelle sculture dell’altare trecentesco del battistero di Firenze, in Medioevo: il tempo degli antichi, atti del convegno internazionale di studi (Parma, 24-28 settembre 2003) a cura di A. C. Quintavalle, Milano 2006, pp. 631-639.

G. Utari, scheda, in La fortuna dei primitivi. Tesori d’arte dalle collezioni italiane tra Settecento e Ottocento, a cura di A. Tartuferi e G. Tormen, Firenze 2014, pp. 286-289.

 

Credits: 

Figg. 1 - 4: Marco Lodovichi, Fai Giovani Firenze