Il «museo necessario»

Riflessioni di fine anno sul museo che vogliamo

Circa una decina di anni fa  i Musei di Fiesole hanno maturato l’idea che fosse necessario spostare il focus dalle cose alle persone e che la fruizione e il pubblico, in senso ampio, dovessero diventare l’oggetto principale delle attenzioni e dell’impegno. 

Durante un laboratorio tenutosi nel 2015 al Museo Civico Archeologico di Fiesole, che sollecitava i bambini a riflettere sulla funzione del museo, una bambina di una classe quarta della scuola primaria sentenziò che «un museo senza visitatori è come un mare senza pesci». Questa immagine ci piacque molto, perché rende l’idea della funzione vitale che i visitatori svolgono per il museo e delle caratteristiche di numero e di varietà che il pubblico del museo deve avere. Tradotta in altre parole, essa ci dice che il museo come servizio culturale non esiste se non entra in relazione con le persone e non prende coscienza che nella sua comunità di riferimento esistono molti possibili interlocutori. La misura del suo impatto sulla società sta proprio nella sua capacità di raggiungere gli individui e di generare in essi un cambiamento, favorendo così l’inclusione sociale e una crescita culturale della comunità.

Da allora abbiamo avviato e portato avanti alcuni progetti (Museo? I don’t like!, AMIR – Allenaze  Musei Incontri Relazioni, Ve li raccontiamo noi! I musei visti dai più piccoli) e realizzato molte attività, con l’obiettivo di raggiungere pubblici diversificati e di avviare con questi una relazione, tesa a favorire la partecipazione attiva e una fruizione consapevole

I risultati ottenuti nel corso di questi dieci anni hanno rafforzato la nostra convinzione che i musei possono (e devono) svolgere un importante funzione sociale, stimolando il coinvolgimento e la partecipazione alla vita culturale di tutti i membri della comunità, favorendo, così, il senso di appartenenza, l’autostima e il benessere e contribuendo al rafforzamento dei processi di democratizzazione della cultura. Fin troppi, infatti, sono ancora i musei che assumono atteggiamenti paternalistici, che assecondano l’idea che per entrare in un museo è necessario avere una preparazione culturale specifica. Noi non la pensiamo così. I musei non possono perpetuare questa idea elitaria di se stessi. Il patrimonio culturale ha tanti, tantissimi piani di lettura e tutte le persone, senza alcune eccezione, hanno gli strumenti culturali necessari e sufficienti per entrare in qualche modo in contatto con esso, per ritrovarci qualcosa che appartiene loro, per riconoscersi. Il ruolo del museo consiste proprio nel facilitare quel contatto, quell’incontro, nell’incoraggiare interpretazioni personali e originali del patrimonio culturale e della memoria collettiva. 

La partecipazione attiva delle persone favorisce lo sviluppo di punti di vista inediti e offre occasioni preziose per riflettere sulle diversità culturali e sulla pluralità delle prospettive; permette di ripensare il patrimonio museale, sviluppare nuove narrazioni, rinegoziare i valori e amplificare, così, l’esperienza culturale di tutti. Ma soprattutto, ci spinge ad allargare lo sguardo e a considerare la necessità di ridefinire il ruolo del museo nelle società contemporanee. Se aperto a processi di vera democratizzazione, il museo può, infatti, essere luogo della complessità e della pluralità, può contribuire a ‘ripensare’ la storia e divenire attore di cambiamento; evitando gli schieramenti manichei e scardinando pregiudizi e stereotipi, può evidenziare le sfumature della realtà passata e presente e farsi luogo di confronto e di discussione. Questo è il museo che si impegna per un sostanziale accesso al patrimonio culturale, per l’esercizio dei diritti e per la giustizia sociale: questo è il «museo necessario» (si veda il testo in bibliografia).

Su questo nostro percorso si è innestata l’esperienza straordinaria che la comunità di Fiesole ha vissuto nel corso del 2025 e che l’ha portata a presentare il 25 settembre 2025 il dossier di candidatura a Capitale italiana della cultura 2028.

I Musei di Fiesole hanno partecipato fattivamente al processo partecipativo, portando il bagaglio di esperienze e di riflessioni stratificate negli ultimi anni. Oltre a presentare due progetti (Radicalmente abitiamo e Orizzonti di Umanità tra senso e responsabilità, per i quali si rimanda a Dialoghi tra terra e cielo. Dossier di candidatura di Fiesole Capitale italiana della cultura 2028), si propongono come “piazza”, spazio urbano vivo, in cui si costruiscono relazioni, non solo tra le persone e il patrimonio culturale, ma anche tra le persone; laboratorio aperto alla partecipazione di tutti, in cui è possibile portare idee progettuali e contribuire alla loro realizzazione. 

Con la sua candidatura, Fiesole si pone all’attenzione dell’Italia, e del mondo intero, come città del dialogo (dove si potranno intavolare conversazioni nodali e affrontare i grandi temi della contemporaneità), luogo di ricerca di senso, di costruzione di pace e di immaginazione di un futuro migliore. I Musei di Fiesole sono pronti a fare la loro parte.

                                                                                                                                 Silvia Borsotti


Bibliografia

Il Museo necessario – Mappe per tempi complessi, a cura di Simona Bodo e Anna Chiara Cimoli, Nomos Edizioni, 2023