Capite Velato

Qualche considerazione intorno a un ritratto in marmo dal Teatro romano

 

Fra le sculture in marmo recuperate nell’area del Teatro romano di Fiesole spicca un’interessante testa maschile, rappresentata con il capo coperto da un velo (definita spesso, per questo, con la tipica formula latina “capite velato”).

Il ritratto, di dimensioni al naturale, mostra una linea di frattura del collo dall’andamento diagonale, che sale verso il lato destro della testa. Il volto appare caratterizzato da una forma vagamente triangolare, con un cuscinetto di grasso appena accennato sotto al mento e la bocca inquadrata da due solchi ben marcati, che scendono ai lati del naso. Gli occhi, dalle palpebre inferiori lievemente appesantite, appaiono sormontati da sopracciglia sottili e alquanto rigide, impostate sotto una fronte dall’aspetto aggrottato. La capigliatura, che sporge in parte da sotto al velo, è resa con ciocche appiattite e ondulate, disposte a formare la tipica “tenaglia” verso il centro. Le orecchie risultano in parte celate all’interno del velo. Il retro del capo, coperto dalla stoffa, appare non rifinito sulla sola parte destra (indicando che la testa doveva essere in origine concepita per una visione non di prospetto e neppure di profilo, ma di tre quarti da sinistra).

Fig. 1 - Testa maschile velata di un notabile fiesolano,
Figura 1 - Testa maschile velata di un notabile fiesolano,

In forza dei suoi caratteri fisiognomici, la critica si era inizialmente orientata nel riconoscere in questo volto l’immagine dell’imperatore Claudio, quarto principe dell’Impero Romano, appartenuto alla cosiddetta dinastia Giulio-Claudia, che resse le sorti di Roma fra il 27 a.C. e il 68 d.C. Per tale motivo, anche nell’attuale percorso espositivo del Museo Civico Archeologico di Fiesole, questa testa è stata associata con un secondo ritratto in marmo, femminile, anch’esso recuperato negli scavi del Teatro romano, il quale, nonostante le forti lacune, è stato identificato dagli studiosi con quello dell’imperatrice Messalina, celebre esponente della gens Valeria e terza moglie di Claudio.

Fig 2. - Testa maschile velata di un notabile fiesolano, dettaglio della lavorazione sul retro
Figura 2 - Testa maschile velata di un notabile fiesolano, dettaglio della lavorazione sul retro 

L’imperatore Claudio rappresenta, senza alcun dubbio, una delle figure di princeps più interessanti fra quelle che si sono succedute alla guida dell’impero nel corso del I secolo d.C. Figlio di Druso maggiore e  di Antonia minore – e dunque legato alla famiglia imperiale, pur non discendendo direttamente da Augusto – Claudio salì al potere dopo l’uccisione di Caligola, il 24 gennaio del 41 d.C., alla veneranda età di 50 anni. A causa di una infermità di cui aveva sofferto fin dall’infanzia, il futuro imperatore era infatti stato tenuto a lungo lontano dalla vita politica romana e dai suoi intrighi, favorendo in tal modo il suo approccio al mondo dello studio e della cultura. La storiografia antica (in particolare Svetonio) ha spesso offerto un quadro abbastanza impietoso di questo personaggio, che non rende giustizia alla sua figura. Oltre a una serie di successi militari – fra cui si ricorda il trionfo sulla Britannia e la sua annessione ai territori dell’impero – Claudio fu infatti un principe indubbiamente poliedrico e molto attento alle necessità del suo popolo: promotore di importanti opere pubbliche e infrastrutturali (fra cui un acquedotto che portava il suo nome, di cui resta traccia sopra l’odierna Porta Maggiore a Roma), egli passò alla storia anche per il suo carattere di fine erudito e letterato. Fra le sue opere fondamentali (sfortunatamente andate perse con la fine della civiltà romana) si ricorda, in particolare, una “Storia degli Etruschi” (in greco, “Tyrrenikà”), articolata in 20 libri, in cui Claudio aveva ricostruito le origini e le più importanti imprese del popolo etrusco, verso il quale nutriva un profondo interesse.

Fig. 3 - Testa dell’imperatrice Messalina
Figura 3 - Testa dell’imperatrice Messalina

Sul versante della politica religiosa, Claudio non fu da meno dei suoi predecessori, distinguendosi per una moderata tolleranza verso i culti stranieri e per uno spiccato interesse verso quelli della tradizione patria. In questo senso si può richiamare la testimonianza di Tacito (Ann. 11, 15) che tramanda la difesa del princeps in Senato, in favore del collegio degli Aruspici, la cui antica arte divinatoria per mezzo della “lettura” delle viscere degli animali rischiava di andare perduta. Nel 47 d.C. l’imperatore celebrò inoltre i Ludi Saeculares, in occasione della ricorrenza degli ottocento anni dalla fondazione di Roma, e in seguito si fece promotore anche di un importante ampliamento del pomerium (ossia del limite sacro e inviolabile del territorio urbano). L’aura di pietas – ossia di rispetto verso gli dèi e osservanza delle prescrizioni sacre – di cui egli si contornò, in linea con l’immagine già offerta da Augusto e dai suoi successori, appare ben evidente nella scelta dell’imperatore di farsi rappresentare talvolta con il capo coperto da un velo, indicativo delle sue funzioni sacerdotali e della sua cura verso le questioni di carattere religioso.

Immagini di Claudio capite velato non mancano nel panorama della scultura in marmo di età imperiale. Un esemplare di questo genere, ancorché lacunoso, può essere ravvisato ad esempio nella testa dei Musei di Genova, proveniente dagli scavi di Luni e un tempo parte della collezione di Santo Varni, mentre una seconda testa di Claudio con il capo velato, in condizioni migliori di conservazione, figura oggi nelle collezioni del Museo Archeologico di Sparta.

Fig. 4 - Testa dell’imperatore Claudio capite velato
Fig. 4: Testa dell’imperatore Claudio capite velato

Se, come detto, la testa velata di Fiesole – registrata con il numero 340 – era stata identificata in un primo momento con quella dell’imperatore Claudio, in tempi successivi si è tuttavia tornati su questa proposta di lettura, immaginando una differente soluzione. Per la mancanza di un’esatta corrispondenza con i ritratti ufficiali fino a oggi noti per questo imperatore, gli studiosi si sono infatti mostrati più propensi a identificare il soggetto della testa fiesolana come un privato cittadino della Faesulae romana, rappresentato con i tratti fisiognomici di Claudio, secondo un uso ben documentato nella ritrattistica di età imperiale. La scelta di farsi raffigurare con le fattezze dell'imperatore viene più spesso interpretata come il desiderio di esprimere un particolare consenso e apprezzamento verso quest'ultimo e la sua politica.

L’immagine di questo ignoto notabile – prodotta da una bottega provinciale e forse completata in origine da una ricca policromia – potrebbe esser stata eretta in antico nell’area del Teatro, oppure nelle sue immediate vicinanze (magari allo scopo di commemorare il suo contributo alla realizzazione di un qualche monumento o celebrazione di natura sacrale, di grande importanza per la comunità fiesolana). Purtroppo la perdita del corpo – e della struttura – a cui questa testa doveva essere riferita impedisce di formulare oggi ipotesi più precise. Recuperato negli scavi del 1873-74, anche questo ritratto va quindi ad aggiungersi alla lunga lista dei frammenti scultorei di grande interesse, ma anche di difficile ricostruzione e collocazione topografica, che costellano le sale e i depositi del Museo Civico Archeologico di Fiesole.

Francesco Tanganelli


Immagini:

Fig. 1: Testa maschile velata di un notabile fiesolano, ispirata al modello dell’imperatore Claudio (inv. 340). Marmo bianco, I secolo d.C. Dall’area del Teatro romano di Fiesole. Fiesole, Museo Civico Archeologico (foto dell’autore).

Fig. 2: Testa maschile velata di un notabile fiesolano, ispirata al modello dell’imperatore Claudio (inv. 340). Dettaglio della lavorazione sul retro (foto dell’autore).

Fig. 3: Testa dell’imperatrice Messalina, ricomposta da frammenti (inv. 346). Marmo bianco, I secolo d.C. Dall’area del Teatro romano di Fiesole. Fiesole, Museo Civico Archeologico (foto dell’autore).

Fig. 4: Testa dell’imperatore Claudio capite velato (inv. 10812). Marmo, I secolo d.C. Da Sparta. Sparta, Museo Archeologico (foto George E. Koronaios, Creative Commons Attribution-Sharealike 4.0).

Bibliografia generale:

M. Fuchs, Il Teatro romano di Fiesole. Corpus delle sculture, Roma, L’Erma di Bretschneider, 1986.

F. Castagnoli, Roma antica. Profilo urbanistico, Roma, Jouvence, 1987.

P. Zanker, Augusto e il potere delle immagini, Torino, Einaudi, 1989.

P. Schollmeyer, La scultura romana, Sant’Oreste, Apeiron, 2007.

M. De Marco, Fiesole. Museo Civico Archeologico. Un secolo di bellezza, Firenze, Polistampa, 2013.

P. Buongiorno, Claudio. Il principe inatteso, Palermo, 21 Editore, 2017.

O. Rossini, C. Parisi Presicce, L. Spagnuolo (a cura di), Claudio imperatore. Messalina, Agrippina e le ombre di una dinastia (catalogo della mostra), Roma, L’Erma di Bretschneider, 2019.