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Siete pronti per cominciare la nostra passeggiata immaginaria nell'Area Archeologica alla scoperta delle erbe spontanee e delle loro storie archeologiche?

Non importa se ancora non avete mai visitato l'Area Archeologica, basta chiudere gli occhi e lasciarsi trasportare dall'immaginazione...

Siamo all'entrata del museo, non ci sono persone intorno: soltanto noi. Si aprono i cancelli e entriamo nell'Area Archeologica. Un vento fresco ci fa stringere nei nostri giubbotti primaverili, il sole splende ed il cielo azzurro fa risaltare il verde della campagna che si apre davanti a noi. Dopo qualche passo, arriviamo al Teatro Romano: dall'alto e così deserto, sembra che stia sonnecchiando al sole, adagiato sul lato della collina. Gli diamo uno sguardo veloce e proseguiamo scendendo nei prati che circondano il Tempio e le Terme.
La prima cosa che ci balza agli occhi è il bianco splendente delle margherite, che si stagliano sul verde dell'erba fresca e appena germogliata e formano un tappeto fiorito che decora l'intera Area Archeologica ed i resti dei monumenti etruschi e romani.

Quale fiore, infatti, annuncia la Primavera meglio delle Margherite spontanee, o "pratoline"? La loro delicatezza è da sempre sinonimo di grazia ed eleganza, come ci racconta anche il loro nome scientifico: Bellis perennis.

Da Plinio il Vecchio, scrittore del I secolo d.C., sappiamo che i Romani (gli stessi che hanno costruito il Teatro romano, il Tempio e le Terme dell'Area Archeologica!) chiamavano già le margherite Bellis (-idis), ma perché?
Nonostante ci siano numerose ipotesi, la più accreditata sembra far derivare il loro nome dall'aggettivo latino bellus (-a, -um), che significa "carino, grazioso, bello”.
Per quanto riguarda invece perennis, è piuttosto semplice: richiama il ciclo perenne della pianta. Le margherite spontanee, infatti, non muoiono dopo l'estate, ma 'vanno in riposo' per tornare a germogliare nella primavera successiva, anche per più anni consecutivi.

Bellis perennis... (pianta) graziosa perenne, dunque. E, se il nome non sbaglia, possiamo immaginare a buon diritto che gli antichi Romani che camminavano nella nostra Area Archeologica potessero soffermarsi ad ammirare e raccogliere le margherite, esattamente come possiamo fare noi oggi.

Una testimonianza della diffusione delle margherite nel passato e di quanto gli Antichi apprezzassero la loro eleganza si ha anche all'interno del nostro Museo Archeologico.
Qui, tra i vasi greci e magno-greci conservati nelle vetrine, ce ne sono alcuni dipinti. Le scene sono varie: divinità, eroi, scene di caccia, animali e...piante.
Molte decorazioni sulle ceramiche antiche richiamano il mondo vegetale: per lo più sono rosette, palmette, rami di alloro...ma non solo.


Poi ci sono vasi su cui il pittore doveva rappresentare una storia che, magari, si svolgeva all'aperto. Come ha fatto? Ha disegnato un prato e, per far capire che quello era proprio un prato, lo ha riempito di fiori. Ci sono fiori di varie forme e tipologie, ma, se osserviamo bene, possiamo vedere anche qualcosa che assomiglia ad una margherita...

Le margherite sono fiori semplici, con pochi colori, ma che da sempre richiamano la gioia e l'allegria di una stagione che porta con sé il sole e il risveglio della natura. Si trovano quasi ovunque e rappresentano, oggi come per i popoli antichi, l'idea di prato, aria aperta e, ovviamente, della primavera.


E adesso...VIETATO NON GIOCARE!

Perché non usare anche noi le margherite per decorare ciò che più ci piace? 
Noi abbiamo ricreato l'Area Archeologica a casa nostra... e voi?

Scaricate le istruzioni in allegato per costruire le vostre margherite 3D e portare in casa un po' di primavera!

 

Allegati: MARGHERITE_3_D.pdf