alloro

La pianta della gloria eterna

Dalle terme romane ci spostiamo sul percorso che porta al teatro, seguendo la strada delimitata da siepi alte e verdi.
Ne stacchiamo delicatamente una foglia per osservarla bene: ha una forma allungata ed appuntita all'estremità, il suo verde è intenso e, soprattutto, il suo odore è forte e acuto, ma piacevole. Si tratta dell'alloro.
Alberelli e arbusti più o meno alti di questa pianta si trovano sparsi in tutta l'Area Archeologica, formando siepi che ne delimitano i confini ed i percosi.

 

Fin da tempi antichissimi, l'alloro è considerato simbolo di sapienza e di gloria immortale, come immortale sembra essere la pianta stessa; i suoi rami, infatti, non perdono il loro colore e sono sempre pieni di foglie, anche durante gli inverni più rigidi.

Il sempreverde alloro, laurus per gli antichi Romani, era una delle piante più diffuse nei giardini e nelle città antiche. I suoi usi erano tanti e diversi, ma la sua fama era dovuta soprattutto al mito che ne raccontava la nascita e lo legava agli dei.
Moltissimi autori lo hanno raccontato e altrettanti artisti, nel corso della storia, hanno dipinto e scolpito l'episodio, come l'Apollo e Dafne del seicentesco Gian Lorenzo Bernini (foto).

Si narra, infatti, che un giorno Apollo, dio delle arti, della musica, della poesia e delle profezie, avesse osato affermare di saper usare l'arco meglio del dio dell'amore Eros. Questo, offeso da tali parole, prese due frecce speciali: la prima era in grado di accendere la passione, la seconda, invece, di respingere l'amore. Eros scagliò con il suo arco la prima freccia nel cuore di Apollo e la seconda nel cuore di Dafne, una bella ninfa che viveva nei boschi il cui nome significava lauro, alloro.
Il dio si innamorò all'istante della fanciulla, che però, non ricambiando, cominciò una corsa disperata per sfuggire ad Apollo. Quando questo era ormai vicino, Dafne invocò aiuto e gli dei la trasformarono in un albero di alloro.
Apollo allora ne prese dei rametti e ne fece una corona, con cui si ornò il capo. Da quel momento, l'alloro diventò simbolo di castità e fu considerato la pianta sacra al dio.

Come abbiamo detto, Apollo era il dio delle arti, tra cui spiccava la poesia, che cantava le imprese straordinarie di uomini ed eroi, rendendo eterna la loro fama e quella dei poeti e degli autori che ne raccontavano le gesta.
Per questo gli Antichi coltivavano l'alloro ed usavano le sue foglie per fare delle corone da mettere in testa ai grandi poeti, donando a chi la indossava la gloria immortale.

Tuttavia, i poeti non erano i soli a ricevere la corona di alloro: il re di Roma (il rex), infatti, si ornava il capo con questo tipo di corona (prima di foglie fresche, poi riprodotte in oro), proprio per rendere eterna la propria gloria.

La corona di alloro non perse mai il suo significato e, più tardi, si cominciò a porla sulla testa dei comandanti che tornavano a Roma dopo aver vinto una battaglia. In questo modo, la gloria di quegli uomini vittoriosi sarebbe stata ricordata per sempre.
In latino, infatti, il laureato era colui che portava la corona di alloro e si distingueva per sapienza o per azioni straordinarie.
Giulio Cesare, gli altri comandanti vittoriosi e gli imperatori romani, infatti, durante le cerimonie ed i trionfi portavano una corona di alloro, proprio per ricordare le loro vittorie sul campo di battaglia ed i loro momenti di gloria.

Ma l'alloro non veniva coltivato soltanto per farne corone. In Grecia, infatti, a Delfi presso il santuario di Apollo, si masticavano e bruciavano le sue foglie per ricevere dal dio il dono della divinazione, che permetteva di conoscere il futuro.
Inoltre, si pensava che questa pianta avesse la capacità di tenere lontane le malattie infettive; per questo veniva utilizzata soprattutto durante le pestilenze.

ceramica-apula-alloroNon si può, poi, dimenticare il suo uso alimentare: come oggi, anche in antichità le foglie (e le bacche) di alloro venivano utilizzate per insaporire i cibi e, in particolar modo, la carne di maiale.

Spostandoci ora all'interno del Museo Archeologico di Fiesole, troviamo numerosissime rappresentazioni di alloro, soprattutto sui vasi in ceramica provenienti dalla Grecia e dall'Italia Meridionale.

Rametti di alloro si trovano rappresentati un po' ovunque e in vari modi: a volte sono usati come semplice decorazione, altre invece hanno un significato all'interno della scena dipinta.
Passeggiando per il Museo, possiamo incontrare vasi in cui vediamo ramoscelli di alloro tenuti in mano da personaggi maschili, tra cui il dio Apollo e Pan, divinità legata ai boschi e alla natura.
Ma, aguzzando la vista, non sarà difficile imbattersi anche nelle rappresentazioni di corone di alloro!
Simbolo della gloria ottenuta per aver vinto difficili battaglie o aver superato imprese eroiche, si trovano su vasi che raccontano le vittorie di Eracle o in cui sono dipinte scene a lieto fine.
cratere

In particolare, ci soffermiamo davanti ad un cratere del IV secolo a.C. e proveniente probabilmente dalla Puglia.

Qui, la prima cosa che balza agli occhi è Eracle al centro, riconoscibile dalla clava e dalla pelle di leone (simbolo della sua vittoria sul ferocissimo leone di Nemea). A destra, Atena, la dea della saggezza e della guerra, sta incoronando l'eroe con una corona di alloro; mentre a sinistra una fanciulla (forse Nike, la dea della vittoria) tiene in mano un'altra corona di alloro destinata a decorare la testa di Eracle.
Una scena di gioia e di vittoria, dunque, in cui l'alloro torna a essere un riconoscimento per la gloria ottenuta.

I vasi con questa forma servivano per mescolare vino e acqua durante i banchetti, un'occasione importante in cui i ricchi si ritrovavano per mangiare e bere in compagnia. Il padrone di casa mostrava agli ospiti i vasi più belli che possedeva e decorati solitamente con scene tratte dalla letteratura e dall'epica. 
Per questo motivo si pitturavano con storie e imprese di dei o di personaggi mitologici: ogni vaso era una sorta di quadro, che avrebbe in un certo senso portato fortuna, era un modo per augurare (ed augurarsi) la protezione delle divinità o il buon esito di qualche azione.

 


E adesso...VIETATO NON GIOCARE!!

Scarica la scheda e decora il cratere con una scena in cui il protagonista sei tu!
Raccontaci di quella volta in cui hai fatto un'impresa che ti ha fatto sentire "eroico", felice e soddisfatto di te;
oppure disegna sul vaso qualcosa in cui vorresti essere vittorioso, qualcosa in cui speri di riuscire e sentirti soddisfatto...e non dimenticarti di disegnare la CORONA D'ALLORO!
Poi condividi con noi sui social le tue opere!

cratere-alloro 

Allegati: scheda-cratere-alloro.pdf